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Invidia

“Cosa credi?  Il potere dello scrittore non sta nell’avere visibilità, che questa ce l’hanno tutti, o il diventare notabile, che anche per questo in fondo ci vuole poco.  Il potere vero dello scrittore è scavare in profondità e riuscire a cambiare la percezione delle cose alla gente, alle persone.
…quando cambia qualcosa nel fondo della sensibilità della sua società, nel modo di vedere le cose: lavoro lento, che non si può fare con i riflettori puntati addosso, lavoro di ricerca che deve dar fastidio prima di venire accettato. Appena diventi un notabile credi di avere potere ma non hai niente, il potere vero resta nelle mani di altri…”
(Italo Calvino)


‘era ora di un po’ di aria. Ora, era, aria. Finalmente. Era aria, ma quale?

1.
Ora la ‘nvidia o ‘mmiria che dir si voglia, la quale naviga nel mare della malignità, invece di mantenersi in vita e a galla sopra un letto di vescicole sempre d’aria, si mantenne quella volta a galla su un’ernia meditabonda, così che invece di vedere tutti gli altri annegare a ‘mmare, sbattè essa stessa  contro uno scoglio e annegò.  Questa è generalmente la fine che fanno gli invidiosi (immiriosi fetienti).

Ma sarebbe solo questo. Non basta. L’invidia prima di morire è una brutta bestia e non ci vuole moltissimo per scoprire lo ‘nvidioso. No, perché lui/lei  sta sempre in agguato. Come non si sa…! Sta perlomeno infrascato e convive con il suo essere scurito, ma non di pella. Egli è al limito della fantàsia, quando non si sa che parte andare e si figagirovaga a cazzo, che ci sta pure! Quanno, voglio dire, non si hanno santi da appendere e né votare, allora si invidia. Ma tanto per fa’ qualcosa… però, c’è da dire, quelli che invidiano vivono male. Prima di finì male!

Matrix_344





L’Eletto e l’oracolo si svegliarono di buon mattino. L’oracolo si era tinta i capelli ed era diventata bionda che,  contrastando con il colore della pelle, la rendeva  particolarmente sexy.
(Di buon mattino, mo’. Erano le 12 e 45).
Di notte si erano infilati nei corpi di due ballerini asmatici ed avevano fatto l’amore per ben sei volte. Avendo esaurito nel tempo tutte le possibilità e le varietà del piacere, per il gusto della novità, ormai rivolgevano la loro attenzione a coppie e corpi spuri, scartati, al limite della decenza…

Per dovere di informazione sei volte corrispondeva al nostro sessanta volte, infatti lì, in quel posto, ogni numero doveva essere moltiplicato per dieci, indipendentemente, e con tutte le conseguenza che questo comporta. (1)


per C.M.C.



Questi non sono versi (non c’è verso di fare versi)/sono appunti di viaggio, dopo un colloquio, diciamo così. / Ebbene, per entrare subito in argomento / mi vien da ribadire (perché ce lo siam detti) che molto spesso la poesia di avanguardia, che potremmo far coincidere con tutta quella postmoderna? / non è in possesso di contenuti poetici, forse neanche di semplici contenuti/così che un lettore dovrebbe far credito al poeta, chissà poi perché? / e qui siamo di nuovo e sempre di fronte al Poeta e non alla Poesia / che è cosa da meditare / e dovremmo quindi anche chiedere lo sforzo di immaginare la vita interiore del poeta / leggere cioè le biografie e non le poesie, / ma noi sappiamo anche che un poeta non nasce tutti i giorni/ e lo sappiamo perché altrimenti ce ne saremmo accorti/e ce ne saremmo accorti non con i sensi, ma con la ragione (come minimo). / Di poeta ne nasce uno ogni cento anni, diceva Moravia (il borghese) / e questi qua sono poeti perché sono incapaci di non esserlo / spesso scrivono versi mediocri, non sempre all’altezza/o non sanno proprio scrivere versi / quindi? / quale possibile-passabile conclusione?/Semplice (insomma!): quella che andiamo vivendo / sotto gli occhi di tutti. / Che ognuno scriva poesia, a mano / a voce alta o bassa / a manovella, visiva e sonora, insensata e razionale / senza gerarchie, confondendo i piani con i pianerottoli, / ma finalmente portando alla luce un po’ di casino meditato / che di questo caos lucidato / e per di più feisbuchizzato / non se ne può più.

Supermarket dei bambini


Cambogia - supermarket dei bambini. Appena nato un bambino costa 200 dollari. Poi un mezzano lo rivende per 1000 dollari ad un asilo di Stato. La famiglia che vorrà averlo pagherà tra i 18 e i 28 mila dollari.

“Abbiamo a disposizione bambini di entrambi i sessi, colorito che va dal beige chiaro al color caffelatte, età variabile da 0 a  8 anni, condizioni di salute abbastanza buone. Disponiamo inoltre di gemelli nonché di bambini con lievi difetti fisici che possono rendere il vostro gesto umanitario ancora più meritevole”.

Le cose di cui non si parla



Gli zingari non parlano mai dei loro morti. Tacciono sulla morte semplicemente perché rifiutano la memoria, negano l’esistenza del tempo.
La vita è eterno presente. Anche per questo si sa pochissimo del loro Olocausto, forse seicentomila vite passate per il camino, sepolte in fosse comuni, annegate nei fiumi, tra il Baltico e il mar Nero. Non è accaduto solo perché la storia la scrivono gli stranieri. È accaduto anche perché il Rom non vogliono ricordare.
Fatima, la nonna si ricorda il profumo della terra nelle buche scavate con le unghie. E dentro nella buca nascosta, un gran fuoco. Tante coperte, tanti bambini. Poi tace. Di morte non si parla.
Le cose di cui non si parla sono proprio le più importanti.
L’oblio sullo sterminio non è dimenticanza, ma una scelta. Un’arte. Hanno lasciato partire quelli che non dovevano più tornare.
Sono zingari cattolici ma il prete non si avvicina neanche al loro campo.
Si giustifica. Dice, è l’uomo che  deve andare verso Dio, non Dio verso l’uomo.
A Jarovnice, la colonia più grande dei Rom in Slovacchia, qualche anno fa il fiume si è portato via le baracche, assieme a 45 persone, quasi tutti bambini. Anche allora gli slovacchi non hanno voluto gli zingari nella loro chiesa. Piuttosto, ne hanno costruito una solo per loro, usando soldi austriaci, destinati alle vittime dell’alluvione.